Nel 2007 il giovane figlio di un rigattiere si portò a casa per $ 380 da un’asta pubblica una cassa piena di negativi (sequestrata ad una signora che non pagava i debiti), che terremotò il mondo della fotografia. La signora che non pagava i debiti si chiamava Vivian Maier, era di origine francese e faceva la bambinaia a Chicago.
A me la musica piace tutta. Insomma, quasi tutta. Quella contemporanea mi fa l’effetto dell’arte di oggi: troppo difficile per me; devo ancora capire cosa vuol dire dodecafonica o atonale. Per apprezzarla penso che ci voglia una cultura specialistica che sicuramente non ho. Poi c’è quella italiana, che trovo di solito stucchevole; si sente che manca di grandi orizzonti, di solito canta amoretti e addii negli angusti confini dei bagni 88 di Rimini.
Dice Wikipedia: "La poesia (dal greco ποίησις, poiesis, con il significato di "creazione") è una forma d'arte che crea, con la scelta e l'accostamento di parole secondo particolari leggi metriche (che possono essere seguite o no dall'autore), un componimento fatto di frasi dette versi, in cui il significato semantico si lega al suono musicale dei fonemi. La poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere concetti e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa, dove le parole non sottostanno alla metrica".
Tutto cominciò la prima volta che capii di essermi stufato di lavorare: non che lavorare fosse malaccio, la materia era interessante, ma un po’ meno lo erano gli umani che mi circondavano; erano organizzati in gerarchie che spesso non riconoscevo o finalizzati ad obiettivi che condividevo solo in parte o per nulla.